Lidia Shopping incontra Massimo Giorgetti. Throwback interview!

Se c’è un brand che si può definire realmente contemporaneo, giovane e in grado di cogliere le tendenze è MSGM, marchio che ha iniziato il suo percorso nel 2009 e che sin dalla prima collezione ha conquistato stampa, buyer e pubblico. Il suo successo lo deve sicuramente al gruppo Paoloni, solida azienda leader del made in Italy, ma soprattutto alla creatività e al talento del giovane stilista romagnolo Massimo Giorgetti. Classe 1977, ha la moda nel dna e, grazie all’azienda di famiglia, sin dall’infanzia si è trovato circondato da tessuti e ricami. Prima di approdare a MSGM ha fatto di tutto: dal commesso al dj al consulente creativo, collaborando con alcuni tra i più importanti brands della moda internazionale. Nelle sue collezioni emergono la ricerca dei tessuti migliori, le influenze musicali (anche il nome del brand si ispira ad un gruppo: gli “Mgmt” band rock psichedelica statunitense), l’attenzione per i dettagli che vengono introdotti come elementi di disturbo sui capi e le ispirazioni provenienti da cinema e arte. Ecco che cosa ci ha raccontato Giorgetti in questa esclusiva intervista rilasciata a Lidia Shopping.

Massimo, quando ha capito che voleva fare lo stilista?
Al secondo anno di ragioneria, verso i sedici anni, avevo già capito di aver sbagliato scuola. I libri di matematica e tecnica bancaria erano davvero un incubo. Sognavo arrivasse il sabato per andare in edicola e comprare tutti i giornali possibili di moda: Vogue, L’UomoVogue, Harper’s Bazaar, Elle, ecc. Li volevo tutti. E li leggevo tutti.
Poi all’età di diciassette anni mi venne chiesto di fare l’indossatore per fitting di campionario maschile e in pochissimi mesi tutto l’aspetto tecnico di modellistica, confezione, cuciture, ecc mi fu chiaro come se l’avessi sempre saputo. Appena finito l’esame di maturità chiesi di fare il commesso in un negozio di abbigliamento di lusso gestito da un caro amico. Dalle vendite in negozio passai in breve a quelle in showroom e dopo soli due anni mi trovai già ad affrontare i problemi e le responsabilità di un uomo  all’interno di un ufficio stile di una grossa azienda. Lì ho avuto la fortuna di trovare un imprenditore che ha creduto in me fin da subito, tanto che a ventiquattro anni ero già responsabile di due linee di abbigliamento. In quel momento ho realizzato che forse sarebbe stata questa la mia strada.

Quando ha capito di avercela fatta?
Qualcosa di illuminante in questo senso è successo sicuramente qualche anno fa a Roma, durante il concorso di Vogue Italia “Who is on next”. Purtroppo non vinsi… Ma subito dopo nel backstage molti giornalisti e molti buyer mi vennero a consolare dicendo di non preoccuparmi e che era come quando vieni eliminato da un concorso canoro e  il giorno dopo ti ritrovi inaspettatamente primo in classifica. Proprio in quel momento invece di essere deluso e triste ho capito che forse ero sulla strada giusta. Pochi istanti dopo venne anche il direttore creativo del gruppo Max Mara, Laura Lusuardi. Non scorderò mai le sue parole di incoraggiamento e ogni tanto mi risuona ancora nella testa quel “Bravo. Non hai vinto però hai fatto qualcosa di nuovo.”.
Invece “ce l’ho fatta’” temo proprio di non averlo mai pensato: appena riesco in una cosa che voglio, provo istantaneamente il desiderio di un’altra cosa in cui devo riuscire. Quindi, appunto, non penso mai “ce l’ho fatta”, ma penso sempre “ce la devo fare”, non è però una forma di insoddisfazione ma di entusiasmo.

Gli aspiranti stilisti italiani fanno più fatica a sfondare rispetto ai colleghi stranieri o esiste ancora il culto del made in Italy e dello stile italiano?
Sono entusiasta di questa nuova stagione di sfilate milanesi, l’inserimento dei giovani talenti nel calendario ufficiale è una bella opportunità per tutti e rappresenta il naturale complemento alla formazione di una forte squadra Made in Italy, di sicuro un tangibile sforzo della nuova Camera Moda. In più sono onorato che le new entry del calendario siano tutti ragazzi giovani che conosco personalmente, questo ci da la possibilità di formare una vera squadra.

 Tre parole per descrivere il suo brand.
Contemporaneo, ironico, metropolitano.

Se dovesse scegliere una testimonial, attuale o un’icona del passato, chi sceglierebbe?
La mia risposta sembrerà strana. Ma non so cosa darei per tornare indietro nel 1967 e vestire Luigi Tenco e Dalida durante la loro esibizione al Festival di Sanremo.

Cosa ha provato quando ha saputo che MSGM avrebbe sfilato a Milano tra i big della moda?
Onestamente l’idea di sfilare mi rende allo stesso tempo orgoglioso e nervoso. La mia sfilata non è stata una classica sfilata bensì una presentazione dinamica rimanendo fedele al DNA cool del marchio MSGM e a tutto quello fatto fino ad ora.

Quali sono i progetti futuri di MSGM?
Tra le priorità c’è il progetto di espansione retail in tutto il mondo. Mi auguro inoltre che MSGM cresca sempre più, gradualmente, e che rafforzi sempre più le sue basi mantenendo la freschezza che ci ha da sempre contraddistinto.

Posted: July 24th, 2014