Alexis Martial racconta Iceberg

Alexis Martial è il giovanissimo direttore creativo (29 anni) che ha, nell’ultimo anno, rilanciato il brand Iceberg riprogettando, insieme ai fondatori, l’intera missione della società. Francese, nato in una famiglia di artigiani del cuoio, Alexis dal 2013 ha lavorato tra Cattolica e Parigi e tra tradizione e modernità per rendere la linea donna del brand ancora più giovane, moderna e attuale ma mantenendone i valori storici.

Hai la moda nel DNA grazie a lavoro dei tuoi genitori. Quando hai capito che sarebbe diventata anche il tuo futuro?
I miei genitori sono artigiani del cuoio specializzati nella doratura; hanno un atelier dove personalizzata e realizzano oggetti di lusso. Sono sempre stato circondato da una passione per l’arte e il design. Mi ricordo di ore spese dopo la scuola costruendo ogni sorta di cose diverse! L’ abbigliamento era una parte della realtà che ho potuto controllare e gestire autonomamente. Così, mi sono lanciato in questo settore e l’ho amato da subito. All’età di 16 anni, ho iniziato a imparare le tecniche classiche della haute couture: dai disegni di moda agli accessori, dalla modellistica, alla cucitura, ai drappeggi. Grazie a questa esperienza, ora è facile per me immaginare come voglio che vengano costruiti i vestiti, come voglio che loro si adattino e vestano il corpo di una donna. La tecnica di costruzione di capi di abbigliamento è uno dei miei punti di forza creativi.

Sei molto giovane: cosa suggeriresti a qualcuno che vuole seguire il tuo percorso? Cosa bisogna fare oggi per avere successo nel mondo della moda?
E’ importante trovare un modo per proporre il proprio “tipo di donna”. Ed è davvero importante per ogni stagione avere la propria “storia”, la sensazione di fresco e giovane che trasmettete al marchio in generale deve sempre essere riconoscibile.

Dal 2013 è il direttore creativo di Iceberg donna. Che cosa hai portato di nuovo alla maison e cosa hai mantenuto della tradizione di Iceberg?
Io credo nel potere del forte patrimonio della società, ma quello che vorrei sviluppare per le mie future collezioni è il concetto di “artigianale” che viene dalla mia infanzia e storia personale.

Nella collezione SS uno dei pezzi chiave è stata la felpa. Quale sarà il must have della stagione FW?
Maglioni e gonne a pieghe in argento laminato e maglieria ad intarsio.

Anna Wintour ha detto recentemente: “E ‘possibile, nel mondo di oggi, ottenere fama immediata, soprattutto attraverso Instagram o qualsiasi altra piattaforma che dia visibilità, ma è una questione molto diversa rispetto all’ avere successo finanziariamente e nel lungo termine”. Cosa ne pensi?
La vera sfida è far capire alla gente la tua idea e riuscire ad offrire sempre qualcosa di nuovo. Ma che abbia la possibilità di durare nel lungo termine.

Com’è la donna Iceberg?

Internazionale, fresca, giovane e giocosa. Le piace giocare con i vestiti e può mescolare una gonna super costosa con una semplice T-shirt. E’ forte, molto sicura di se stessa e si sente molto a suo agio con il suo stile.

Tre parole per descrivere la collezione FW 2014 di Iceberg.
Fresca, artisitca, moderna.

A conversation with Maurizio Massimino

Maurizio Massimino è una vera rivelazione per il mondo della moda Made in Italy. Con la sua creatività e la sua esperienza è riuscito a rivoluzionare un capo classico e casual come il jeans dandogli nuova vita e trasformandolo in qualcosa di unico, trendy e di qualità. Le sue collezioni rispecchiano i suoi ideali e il suo stile che si ispira agli anni Sessanta ma in chiave moderna. La Collezione AI 2014/15 ci ha conquistati grazie ai tessuti pregiati scelti per i capi e alle particolari applicazioni. Leggete l’intervista esclusiva al designer e scoprite i suoi modelli online!

Come ha mosso i primi passi nel mondo della moda?
Ho iniziato dalla gavetta…..Era il 10 ottobre 1978, 16 anni appena compiuti. Ho iniziato a lavorare in un’azienda di abbigliamento in sala taglio.
Successivamente ho avuto l’opportunità di essere chiamato come aiuto modellista all’interno dell’ufficio aziendale e per la prima volta sono entrato in contatto con l’ambiente in cui venivano creati i modelli che, a quell’epoca, venivano ancora realizzati manualmente. Mi sono appassionato a questo lavoro, quindi ho deciso di iscrivermi ad una scuola, l’Istituto Secoli di modellistica di Milano, che ho frequentato ogni sabato per 4 anni. Col tempo e con l’esperienza sono diventato responsabile dell’ufficio modelli.
L’azienda nel frattempo si è evoluta iniziando a creare delle proprie linee di abbigliamento e collaborando con stilisti come Guido Pellegrini, Romano Ridolfi. La loro vicinanza, i loro consigli e il loro modo di lavorare mi ha fatto appassionare ancora di più a quello che stavo facendo e ho cercato di carpire da loro più trucchi e informazioni possibili.

Quando ha deciso di creare un suo brand?
Proprio all’interno dell’ufficio modelli ho capito di amare molto il mio lavoro e di volerlo fare per sempre. Dicono che nella vita bisogna credere nei propri sogni per poterli realizzare e così, dopo 25 anni di lavoro in azienda, ho deciso di “buttarmi” e ho aperto un mio ufficio stile per poter collaborare come free lance con varie aziende e tutt’ora sto continuando a lavorare con diversi brand anche a livello mondiale. Ma il vero obiettivo chiuso nel cassetto era creare un mio brand. Così nel 2012 ho deciso che era ora di provarci e ho fondato il marchio a cui ho deciso di dare il mio nome, un brand artigianale e sartoriale Made in Italy, con capi in cotone e denim dal sapore autentico che io amo definire “il nuovo vintage dell’era moderna”.

La sua collezione comprende esclusivamente pantaloni e jeans. Perché ha deciso di concentrarsi su questo capo d’abbigliamento?
Perché è nel mio DNA! Amo il jeans e il tessuto denim: un materiale dalle mille risorse che non tramonterà mai, più lo usi più diventa bello e più te ne innamori.
Nella nuova collezione Summer 2015, però, ho iniziato ad aggiungere delle camicie con la stessa filosofia che ho adottato per i pantaloni e col tempo vorrei creare un total look Maurizio Massimino.

Per realizzare i suoi jeans usa solo materiali eccellenti e pregiati. Perché questa scelta di rendere così speciale un capo che nasce come casual?
I capi che creo rispecchiano il mio guardaroba. Amo riassumere me stesso e il mio stile in quello che realizzo. Creo quello che piace a me e che io per primo indosserei cercando di rendere ogni pezzo speciale e unico. I tessuti che utilizzo  arrivano dal Giappone, Stati Uniti e Italia. Vado alla ricerca di produttori artigianali che abbiano la mia stessa filosofia, cioè quella di creare cose particolari di qualità e uniche.

Si ispira alla moda anni ’60. Perché si sente attratto da quest’epoca, artisticamente parlando?
Rispondere a questa domanda è più facile del previsto: guardando al passato, gli anni Sessanta sono stati gli anni del cambiamento, infatti, è difficile individuare un altro decennio che, come questo, abbia saputo dare una svolta così decisiva alla società, arrivando a cambiarne i costumi e le abitudini. La moda di questo periodo ha segnato una vera e propria rivoluzione culturale. In Europa erano Carnaby Street e la swinging London a dominare la scena della moda giovanile, quella che nasceva sulle strade e nei locali super affollati e multirazziali di Soho.
Così, mentre Mary Quant lanciava la minigonna ed i Beatles ed i Rolling Stones conquistavano, a ritmo di musica, il mondo intero, anche la moda maschile cambiava coraggiosamente strada, seguendo nuove linee, innamorandosi perdutamente del jeans, dei colori e delle fantasie. Negli anni Sessanta, l’uomo osava ed osava con una sfrontatezza mai vista prima.

Ci parli della Collezione A/I 2014/15…
La collezione invernale si ispira al mondo “work”, dal lavoro nei boschi passando per il lavoro in miniera, il tutto rivisitato in chiave moderna.
Per l’uomo, ho realizzato dei jeans su tela Giapponese, sui quali ho applicato una tasca di tessuto ottenuta ritagliando un maglione da sci anni 60″. A questo è stato abbinato un lavaggio stone washed used con delle micro rotture e una sporcatura al the in determinati punti, che ricrea l’idea di un capo da lavoro usato.
Dal mondo delle miniere  ho ripreso una salopette che ho customizzato eliminandone le bretelle e la parte superiore, lasciando solo l’apertura laterale. Il tessuto usato è un denim americano che veniva prodotto negli anni Cinquanta con alcuni inserti di colore diverso per un effetto “strappato e rammendato”.
Invece, nella versione donna, sempre restando in linea con la collezione maschile, ho ricreato il mondo della lavoro in versione più femminile, utilizzando un lavaggio grigio scuro, che, grazie ad una particolare tecnica può assumere svariate sfumature fino al grigio perlato, e realizzando manualmente dei rammendi con filo colorato e delle bande in velluto per rendere i jeans simili ad uno smoking.

Se dovesse immaginarsi di dover creare un outfit perfetto utilizzando i suoi jeans, a cosa li abbinerebbe?
Non esiste un outfit perfetto. Ognuno sceglie un capo e lo abbina in base a come si sente in quel momento o a quello che vuole esprimere. Ognuno dovrebbe vestirsi non per seguire tendenze e mode ma per sentirsi unico e speciale.

Chi è la sua icona fashion, se esiste, o il personaggio che vorrebbe vedere indossare il suo brand?  
Lesley Hornby, meglio conosciuta come Twiggy, modella, e Gigi Rizzi, playboy, entrambe icone degli anni Sessanta.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?
L’ obbiettivo è quello di crescere nel tempo a livello mondiale mantenendo sempre la mia filosofia: realizzare capi unici, artigianali e sartoriali e ovviamente Made in Italy!

Lidia Shopping incontra Massimo Giorgetti. Throwback interview!

Se c’è un brand che si può definire realmente contemporaneo, giovane e in grado di cogliere le tendenze è MSGM, marchio che ha iniziato il suo percorso nel 2009 e che sin dalla prima collezione ha conquistato stampa, buyer e pubblico. Il suo successo lo deve sicuramente al gruppo Paoloni, solida azienda leader del made in Italy, ma soprattutto alla creatività e al talento del giovane stilista romagnolo Massimo Giorgetti. Classe 1977, ha la moda nel dna e, grazie all’azienda di famiglia, sin dall’infanzia si è trovato circondato da tessuti e ricami. Prima di approdare a MSGM ha fatto di tutto: dal commesso al dj al consulente creativo, collaborando con alcuni tra i più importanti brands della moda internazionale. Nelle sue collezioni emergono la ricerca dei tessuti migliori, le influenze musicali (anche il nome del brand si ispira ad un gruppo: gli “Mgmt” band rock psichedelica statunitense), l’attenzione per i dettagli che vengono introdotti come elementi di disturbo sui capi e le ispirazioni provenienti da cinema e arte. Ecco che cosa ci ha raccontato Giorgetti in questa esclusiva intervista rilasciata a Lidia Shopping.

Massimo, quando ha capito che voleva fare lo stilista?
Al secondo anno di ragioneria, verso i sedici anni, avevo già capito di aver sbagliato scuola. I libri di matematica e tecnica bancaria erano davvero un incubo. Sognavo arrivasse il sabato per andare in edicola e comprare tutti i giornali possibili di moda: Vogue, L’UomoVogue, Harper’s Bazaar, Elle, ecc. Li volevo tutti. E li leggevo tutti.
Poi all’età di diciassette anni mi venne chiesto di fare l’indossatore per fitting di campionario maschile e in pochissimi mesi tutto l’aspetto tecnico di modellistica, confezione, cuciture, ecc mi fu chiaro come se l’avessi sempre saputo. Appena finito l’esame di maturità chiesi di fare il commesso in un negozio di abbigliamento di lusso gestito da un caro amico. Dalle vendite in negozio passai in breve a quelle in showroom e dopo soli due anni mi trovai già ad affrontare i problemi e le responsabilità di un uomo  all’interno di un ufficio stile di una grossa azienda. Lì ho avuto la fortuna di trovare un imprenditore che ha creduto in me fin da subito, tanto che a ventiquattro anni ero già responsabile di due linee di abbigliamento. In quel momento ho realizzato che forse sarebbe stata questa la mia strada.

Quando ha capito di avercela fatta?
Qualcosa di illuminante in questo senso è successo sicuramente qualche anno fa a Roma, durante il concorso di Vogue Italia “Who is on next”. Purtroppo non vinsi… Ma subito dopo nel backstage molti giornalisti e molti buyer mi vennero a consolare dicendo di non preoccuparmi e che era come quando vieni eliminato da un concorso canoro e  il giorno dopo ti ritrovi inaspettatamente primo in classifica. Proprio in quel momento invece di essere deluso e triste ho capito che forse ero sulla strada giusta. Pochi istanti dopo venne anche il direttore creativo del gruppo Max Mara, Laura Lusuardi. Non scorderò mai le sue parole di incoraggiamento e ogni tanto mi risuona ancora nella testa quel “Bravo. Non hai vinto però hai fatto qualcosa di nuovo.”.
Invece “ce l’ho fatta’” temo proprio di non averlo mai pensato: appena riesco in una cosa che voglio, provo istantaneamente il desiderio di un’altra cosa in cui devo riuscire. Quindi, appunto, non penso mai “ce l’ho fatta”, ma penso sempre “ce la devo fare”, non è però una forma di insoddisfazione ma di entusiasmo.

Gli aspiranti stilisti italiani fanno più fatica a sfondare rispetto ai colleghi stranieri o esiste ancora il culto del made in Italy e dello stile italiano?
Sono entusiasta di questa nuova stagione di sfilate milanesi, l’inserimento dei giovani talenti nel calendario ufficiale è una bella opportunità per tutti e rappresenta il naturale complemento alla formazione di una forte squadra Made in Italy, di sicuro un tangibile sforzo della nuova Camera Moda. In più sono onorato che le new entry del calendario siano tutti ragazzi giovani che conosco personalmente, questo ci da la possibilità di formare una vera squadra.

 Tre parole per descrivere il suo brand.
Contemporaneo, ironico, metropolitano.

Se dovesse scegliere una testimonial, attuale o un’icona del passato, chi sceglierebbe?
La mia risposta sembrerà strana. Ma non so cosa darei per tornare indietro nel 1967 e vestire Luigi Tenco e Dalida durante la loro esibizione al Festival di Sanremo.

Cosa ha provato quando ha saputo che MSGM avrebbe sfilato a Milano tra i big della moda?
Onestamente l’idea di sfilare mi rende allo stesso tempo orgoglioso e nervoso. La mia sfilata non è stata una classica sfilata bensì una presentazione dinamica rimanendo fedele al DNA cool del marchio MSGM e a tutto quello fatto fino ad ora.

Quali sono i progetti futuri di MSGM?
Tra le priorità c’è il progetto di espansione retail in tutto il mondo. Mi auguro inoltre che MSGM cresca sempre più, gradualmente, e che rafforzi sempre più le sue basi mantenendo la freschezza che ci ha da sempre contraddistinto.

Emanuela Caruso: i sandali capresi che hanno conquistato il mondo

L’estate si sta avvicinando e con lei anche le vacanze. Se c’è una calzatura che non può mancare nella vostra valigia, specialmente se trascorrerete le ferie al mare, sono i sandali: confortevoli, freschi e adatti in ogni situazione, per rendere unico un outfit vanno però scelti con cura. Devono essere unici e preziosi, come quelli di Emanuela Caruso, stilista originaria di Capri, che ha lanciato una linea ormai simbolo del glamour, della raffinetezza e della tradizione del Made in Italy.
I sandali di Emanuela Caruso sono montati completamente a mano dall’elite dell’artigianato campano, adoperando materiali pregiati, mix di intarsi di cuoio e stoffe preziose, cristalli Swarovsky, pietre dure e rami di corallo.

Abbiamo parlato proprio con Emanuela per saperne di più della sua impresa e della collezione estiva.

Emanuela, quando e come ha iniziato la sua attività?
Ho iniziato la mia attività con un piccolissimo campionario di 20 sandali nel 2007 con un grande entusiasmo e con molto ottimismo.
Perché ha scelto proprio i sandali capresi?
Ho scelto questo tipo di scarpa perché rappresenta la tradizione della mia terra, che ho cercato di rendere più attuale nei modelli e nelle forme, rimanendo però legata ad alcuni  materiali di una volta come il cuoio rigorosamente italiano o i tacchi in legno.
Inoltre, è una scarpa adatta a tutte le occasioni, è come un gioiello che trasversalmente si adatta sia ad un jeans che ad un abito più elegante e per ogni occasione c’è il sandalo giusto.
Quali sono i punti di forza della sua impresa?
La nostra azienda è a gestione familiare e, producendo i sandali uno per uno, i nostri clienti diventano stilisti di se stessi, modificando colori tinte di suole dipinte a mano, o colori di pelle diversi a seconda del loro gusto, rendendo ogni sandalo unico. Inoltre, le nostre calzature si possono indossare in ogni occasione grazie ai materiali di cui sono composte come il cuoio, che le rende versatili.
A Capri, dove nasce la sua impresa, ci sono molti turisti stranieri che apprezzano molto le sue creazioni. Perché?
Gli stranieri sono oggi il nostro punto di forza, hanno una grande ammirazione per il “made in Italy” e sono entusiasti nell’acquistare una scarpa che oltre ad essere un prodotto che non trovano ovunque, racchiude il fascino della storia di quest’isola meravigliosa.
Qual è la sua cliente tipo?
I nostri clienti sono veramente tanti, abbiamo un campionario di 360 gradi che può essere adatto a tutte le età e a tutte le tipologie di clienti, ma in particolare ci ritroviamo spesso a vedere i nostri prodotti ai piedi di donne eleganti e soprattutto attente al dettaglio.
A cosa si è ispirata per creare la Collezione PE 2014?
La collezione attuale è ispirata ai gioielli antichi: ci sono delle tomaie gioiello che sembrano dei vecchi orecchini o delle vecchie spille.
Lo stesso gusto lo troverete anche nella collezione Autunno Inverno dove abbiamo costruito con materiali preziosi come pitoni e cavalli, ballerine, stivaletti e decolletè gioiello.
Quale star vorrebbe vedere con indosso i suoi sandali?
Come celebryity mi piacerebbe molto vestire Julia Roberts…… forse esagero???

E ora…acquistate i sandali di Emanuela Caruso online!

Lidia Shopping incontra MSGM. Intervista a Massimo Giorgetti.

Se c’è un brand che si può definire realmente contemporaneo, giovane e in grado di cogliere le tendenze è MSGM, marchio che ha iniziato il suo percorso nel 2009 e che sin dalla prima collezione ha conquistato stampa, buyer e pubblico. Il suo successo lo deve sicuramente al gruppo Paoloni, solida azienda leader del made in Italy, ma soprattutto alla creatività e al talento del giovane stilista romagnolo Massimo Giorgetti. Classe 1977, ha la moda nel dna e, grazie all’azienda di famiglia, sin dall’infanzia si è trovato circondato da tessuti e ricami. Prima di approdare a MSGM ha fatto di tutto: dal commesso al dj al consulente creativo, collaborando con alcuni tra i più importanti brands della moda internazionale. Nelle sue collezioni emergono la ricerca dei tessuti migliori, le influenze musicali (anche il nome del brand si ispira ad un gruppo: gli “Mgmt” band rock psichedelica statunitense), l’attenzione per i dettagli che vengono introdotti come elementi di disturbo sui capi e le ispirazioni provenienti da cinema e arte. Ecco che cosa ci ha raccontato Giorgetti in questa esclusiva intervista rilasciata a Lidia Shopping.

Massimo, quando ha capito che voleva fare lo stilista?
Al secondo anno di ragioneria, verso i sedici anni, avevo già capito di aver sbagliato scuola. I libri di matematica e tecnica bancaria erano davvero un incubo. Sognavo arrivasse il sabato per andare in edicola e comprare tutti i giornali possibili di moda: Vogue, L’UomoVogue, Harper’s Bazaar, Elle, ecc. Li volevo tutti. E li leggevo tutti.
Poi all’età di diciassette anni mi venne chiesto di fare l’indossatore per fitting di campionario maschile e in pochissimi mesi tutto l’aspetto tecnico di modellistica, confezione, cuciture, ecc mi fu chiaro come se l’avessi sempre saputo. Appena finito l’esame di maturità chiesi di fare il commesso in un negozio di abbigliamento di lusso gestito da un caro amico. Dalle vendite in negozio passai in breve a quelle in showroom e dopo soli due anni mi trovai già ad affrontare i problemi e le responsabilità di un uomo  all’interno di un ufficio stile di una grossa azienda. Lì ho avuto la fortuna di trovare un imprenditore che ha creduto in me fin da subito, tanto che a ventiquattro anni ero già responsabile di due linee di abbigliamento. In quel momento ho realizzato che forse sarebbe stata questa la mia strada.

Quando ha capito di avercela fatta?
Qualcosa di illuminante in questo senso è successo sicuramente qualche anno fa a Roma, durante il concorso di Vogue Italia “Who is on next”. Purtroppo non vinsi… Ma subito dopo nel backstage molti giornalisti e molti buyer mi vennero a consolare dicendo di non preoccuparmi e che era come quando vieni eliminato da un concorso canoro e  il giorno dopo ti ritrovi inaspettatamente primo in classifica. Proprio in quel momento invece di essere deluso e triste ho capito che forse ero sulla strada giusta. Pochi istanti dopo venne anche il direttore creativo del gruppo Max Mara, Laura Lusuardi. Non scorderò mai le sue parole di incoraggiamento e ogni tanto mi risuona ancora nella testa quel “Bravo. Non hai vinto però hai fatto qualcosa di nuovo.”.
Invece “ce l’ho fatta’” temo proprio di non averlo mai pensato: appena riesco in una cosa che voglio, provo istantaneamente il desiderio di un’altra cosa in cui devo riuscire. Quindi, appunto, non penso mai “ce l’ho fatta”, ma penso sempre “ce la devo fare”, non è però una forma di insoddisfazione ma di entusiasmo.

Gli aspiranti stilisti italiani fanno più fatica a sfondare rispetto ai colleghi stranieri o esiste ancora il culto del made in Italy e dello stile italiano?
Sono entusiasta di questa nuova stagione di sfilate milanesi, l’inserimento dei giovani talenti nel calendario ufficiale è una bella opportunità per tutti e rappresenta il naturale complemento alla formazione di una forte squadra Made in Italy, di sicuro un tangibile sforzo della nuova Camera Moda. In più sono onorato che le new entry del calendario siano tutti ragazzi giovani che conosco personalmente, questo ci da la possibilità di formare una vera squadra.

 Tre parole per descrivere il suo brand.
Contemporaneo, ironico, metropolitano.

Se dovesse scegliere una testimonial, attuale o un’icona del passato, chi sceglierebbe?
La mia risposta sembrerà strana. Ma non so cosa darei per tornare indietro nel 1967 e vestire Luigi Tenco e Dalida durante la loro esibizione al Festival di Sanremo.

Cosa ha provato quando ha saputo che MSGM avrebbe sfilato a Milano tra i big della moda?
Onestamente l’idea di sfilare mi rende allo stesso tempo orgoglioso e nervoso. La mia sfilata non è stata una classica sfilata bensì una presentazione dinamica rimanendo fedele al DNA cool del marchio MSGM e a tutto quello fatto fino ad ora.

Come sarà la donna della prossima Primavera Estate 2014?
La collezione riprende la cultura Tiky sviluppatasi nell’America degli anni ’30 ma rivisitata in chiave urbana.
Una collezione dai tessuti naturali come la rafia e la stuoia con sorprendenti abbinamenti di colore, su tutti : cioccolato con rosa, turchese con arancio becco e beige safari con verde menta.

E nell’attuale collezione autunno/inverno di MSGM invece, quali sono i must have?
Capispalla over, in lana bouclé strappata o in tessuti maschili accoppiati, con macro zip.
Mantelle abbinate a gilet, in tessuti jacquard.
Felpe over aerografate a mano con macramé originali a disegni floreali.

Quali sono i progetti futuri di MSGM?
Tra le priorità c’è il progetto di espansione retail in tutto il mondo. Mi auguro inoltre che MSGM cresca sempre più, gradualmente, e che rafforzi sempre più le sue basi mantenendo la freschezza che ci ha da sempre contraddistinto.

Il Natale di Veronica Ferraro

90.000 visitatori al mese e più di 57.000 fans su Facebook: questi sono i numeri che riassumono la carriera in ascesa di Veronica Ferraro, una delle fashion blogger più famose in Italia e nota anche anche a livello internazionale. Nata a Milano il 6 ottobre 1987, Veronica, studentessa di lettere moderne all’Università Statale di Milano, ha deciso di aprire il suo blog “The fashion fruit” nel 2010, conciliando le sue passioni per la moda e la scrittura. Nel giro di pochi mesi, la sua attività viene presa in considerazione e riconosciuta anche dai media e dai grandi brand, portandola così a trasformare il suo blog in un vero e proprio lavoro.

Veronica, quest’anno, ha deciso di festeggiare il Natale  collaborando con Lidia Shopping per aiutarvi nella scelta del regalo perfetto. Troverete qui la sua selezione. Intanto leggete l’intervista che ci ha rilasciato:
- Quando e perché è nato “The fashion fruit”?
Da quando ho iniziato a utilizzare internet sono sempre stata molto attiva sui social e sulle varie community che esistevano allora. Così a un certo punto, quando ho cominciato ad avere un certo numero di follower, ho sentito l’esigenza di crearmi uno spazio tutto mio. E’ nato così The Fashion Fruit, il 10 gennaio 2010.
- Come è cambiata la tua vita da quando hai aperto il tuo blog?
Da quando ho aperto il blog la mia vita è cambiata al 100%. Con il passare delle settimane i followers crescevano sempre di più e con loro l’interesse dei brand e della stampa nei confronti di questo nuovo metodo di comunicazione. Così nel giro di pochi mesi il mio blog non era più solo una semplice passione ma si era trasformato nel mio lavoro a tempo pieno e la mia vita ha cominciato a cambiare totalmente.
- Raccontaci della prima sfilata a cui hai assistito…
La mia prima sfilata in assoluto è stata quella di Scervino, brand con il quale ho instaurato un rapporto molto bello e con il quale tuttora collaboro: un bel ricordo quindi.
- Sei, tra le blogger italiane, una di quelle più in vista e apprezzate, come mai secondo te?
Penso di aver avuto la fortuna di essere una delle prime che hanno deciso di intraprendere questo percorso. Inoltre, ho sempre cercato di mantenere un rapporto di scambio continuo con i miei followers.
- Come definiresti il tuo stile?
Il mio stile è eclettico, è in continua trasformazione e dipende molto dal mio mood del giorno.
- Qual è la tua icona di stile del passato e attuale?
Adoro lo stile di Olivia Palermo e l’eterna raffinatezza di Jane Birkin
- Quali sono le tendenze dell’autunno/inverno 2013 che hai fatto tue?
Il tartan, i cappotti in versione xxxl e i pullover super cosy.
- Dai un’occhiata al nostro catalogo online. Quali sono i pezzi ai quali una vera fashion victim non può dire di no?  
Sono irrinunciabili i camouflage boots di Valentino e le felpe di Kenzo nelle nuove stampe.
- Il fenomeno delle Fashion Blogger ha rivoluzionato il mondo della moda. Pensi che sia qualcosa di effimero o una nuova frontiera per la moda e la comunicazione?
Penso che sia un fenomeno importante e concreto, ma in continua evoluzione, come d’altronde tutto ciò che vive sul web.
- Se un giorno questo successo che stai vivendo dovesse svanire, hai un piano B?
Diciamo che ho un piano B, C e D. :) No scherzo, semplicemente cerco di vivere sempre con gli occhi aperti e senza l’illusione che tutto questo duri per sempre, sarei ingenua. Però ho la speranza di poter continuare a fare quello che mi piace, perchè penso sia la chiave della felicità!
- Ti piacerebbe continuare a lavorare nel mondo della moda e se sì in che ruolo? Ho recentemente fatto un’esperienza da designer per una capsule collection di un noto brand italiano e sono entusiata dei risultati, quindi mi piacerebbe proseguire in questo senso…speriamo bene.
- Per concludere: dove trascorrerai le vacanze natalizie e quali saranno i tuoi outfit?
Sono sempre stata una dalle vacanze “last minute” e ho avuto la fortuna di incontrare un’altra persona che la pensasse come me. Decidiamo sempre all’ultimo cosa fare e quest’anno non abbiamo ancora affrontato l’argomento per ora. Io avrei voglia di passare per la prima volta nella mia vita il natale al caldo. In tal caso per festeggiare Capodanno opterei per un total look white composto da vestitino bianco in pizzo sangallo, blazer e sandali bassi, per stare a contatto con la sabbia. Sarebbe un sogno vero? Nel caso invece alla fine dovessi optare per la montagna, sceglierei un abito in maglia rasata abbinato a un cappotto doppiopetto con collo in pelliccia (rigorosamente ecologica) e a un paio di stivali over the knee (stando attenta a non sprofondare nella neve)! Buone vacanze a tutti ;)